I proscritti

“Mi sembra una riflessione, aperture non ne vedo”. Così il senatore pd Luigi Zanda ha liquidato sprezzante quel che è ormai noto come  “schema Violante”, ovvero la pacata riflessione del giurista, e ora “saggio”, del Pd che la legalità “impone di ascoltare le ragioni dell’accusato”. Davide Zoggia sembra addirittura una giovane guardia della Rivoluzione culturale che mette il cappello d’asino in testa al vecchio riformista traditore: “Tutte le opinioni sono autorevoli, ma in questo caso siamo una forza politica ed è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario sono parole a cui dobbiamo non solo attenerci, ma riconoscerle come nostre”. Leggi Mario Monti spiega al Foglio la sua visione della pacificazione
15 AGO 20
Immagine di I proscritti
“Mi sembra una riflessione, aperture non ne vedo”. Così il senatore pd Luigi Zanda ha liquidato sprezzante quel che è ormai noto come “schema Violante”, ovvero la pacata riflessione del giurista, e ora “saggio”, del Pd che la legalità “impone di ascoltare le ragioni dell’accusato”. Davide Zoggia sembra addirittura una giovane guardia della Rivoluzione culturale che mette il cappello d’asino in testa al vecchio riformista traditore: “Tutte le opinioni sono autorevoli, ma in questo caso siamo una forza politica ed è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario sono parole a cui dobbiamo non solo attenerci, ma riconoscerle come nostre”. Non è come tentare di aprire non un fronte, non un dialogo (orrore), ma anche solo un ragionamento che abbia come sfondo di grammatica politica e giuridica l’opportunità, la necessità, di evitare l’eliminazione per via giudiziaria di Silvio Berlusconi per finire nella lista dei reprobi, dei traditori privati del diritto di parola. Dei proscritti. L’ex presidente della Corte costituzionale Piero Capotosti è divenuto, tra i primi, passibile di insultante sospetto berlusconiano per non aver escluso, in via di logica, un ricorso alla Consulta. Valerio Onida, altro presidente emerito della Corte e candidato emerito alle primarie della sinistra, per aver detto che non sarebbe insensato per il Senato chiedere lumi alla Corte garante della Carta più bella del mondo è divenuto “il saggio che cambia sempre verità”. La lista di proscrizione si allunga ogni giorno di più, scritta con l’inchiostro delle gazzette procuratizie e dalle dichiarazioni torve e grossolane di coloro che, pure, dovrebbero appartenere a una classe politica capace di raziocinio e mediazione. Con la consueta volgarità (“scudi umani”, “estremisti della moderazione”, “quelli della moglie di Cesare”), il Fatto ieri metteva nella sua lista di proscrizione tutti i sospetti. Dal deputato pd e politologo Carlo Galli a Umberto Ranieri, al ministro Mario Mauro. Da un socialista come Riccardo Nencini al vicepresidente del Csm Michele Vietti, che si era sbilanciato a parlare, addirittura, di “giusto equilibrio”.
Non vale solo per i “traditori” a sinistra. Un palpabile gelo è sceso anche attorno alle parole di Mario Monti al Foglio di ieri, “non troverei a priori scandaloso, né incompatibile con lo stato di diritto, un eventuale provvedimento di clemenza, in considerazione del ruolo avuto da Berlusconi nella vita politica italiana”. Del resto avevamo raccontato per tempo che il vero motivo dell’astio del gruppo Repubblica-Palasharp verso Monti nacque, subito, dal netto rifiuto del premier tecnico di trasformarsi nel liquidatore sommario di Berlusconi e della sua ventennale storia politica: giudizio ribadito da Monti ancora ieri. Non gliel’hanno perdonata.